simbiotici

Cosa sono i simbiotici?


Si sente spesso di parlare di prebiotici e probiotici, ma cosa sono i simbiotici?


Nell’ambito delle scienze mediche, conoscere la terminologia specifica è molto importante, ecco perché introduciamo argomenti utili per capire la complessità del mondo del microbioma.


Parliamo quindi di alimenti simbiotici, cosa sono nello specifico e perché si associano al microbioma umano?


Cosa sono i simbiotici


Sono prodotti definiti “prodotti funzionali” e non sono altro che alimenti in grado di svolgere una o più funzioni benefiche per l’organismo. Ad esempio, influenzano positivamente lo stato di benessere psico-fisico di ognuno di noi.

Entrando più nello specifico, i simbiotici contengono contemporaneamente sia microrganismi probiotici, sia sostanze dotate di proprietà prebiotiche.


Hanno quindi una doppia proprietà: da un lato migliorano la sopravvivenza degli organismi probiotici, dall’altro favoriscono la formazione di un substrato specifico alla flora batterica intestinale già esistente.


Infatti, contengono anche enzimi non digeribili ma che, una volta ingerite, vengono sfruttate da determinati batteri per favorire lo sviluppo, la crescita e il riequilibrio del microbioma intestinale.

Cosa sono i simbiotici? 1


Quali sono i loro effetti?


Gli effetti positivi dei simbiotici sono numerosi, tra questi è sicuramente interessante menzionare la loro funzione di migliorare l’intolleranza al lattosio. Al tempo stesso, però, favoriscono l’assorbimento di alcuni Sali Minerali, nello specifico calcio, ferro e magnesio.


Ipocolesterolemizzanti e immunostimolanti, normalizzano anche le funzionalità intestinali, svolgendo anche un ruolo protettivo nei confronti di infiammazioni e infezioni intestinali.


Come si può notare, la lista dei benefici è molto lunga, c’è, però, da dire che questi effetti dipendono fortemente non solo dal tipo di batteri probiotici contenuti nei simbiotici, ma anche dalla loro concentrazione.


Cosa sono quindi in simbiotici? Sono un alimenti o integratori che contengono contemporaneamente sia microrganismi probiotici che sostanze dotate di proprietà prebiotiche.

probiotici e prebiotici

Probiotici e prebiotici? Quale differenza c’è?

Probiotici e prebiotici, quale differenza c’è?

Probiotici e prebiotici sono termini molti simili e, spesso, chi non è del settore medico-scientifico li confonde. In realtà, probiotici e prebiotici svolgono un ruolo ben preciso e differente nel mantenere in salute il nostro apparato digerente.

Dunque, quale differenza c’è tra i due e quale ruolo svolgono?


I probiotici

Iniziamo subito parlando di probiotici. I probiotici sono batteri cosiddetti “buoni” che, una volta ingeriti esercitano funzioni benefiche per il nostro organismo. 

Possiamo trovarli all’interno di alcuni alimenti e integratori, ma cosa succede quando li ingeriamo e iniziamo a digerirli?

La loro azione inizia nel momento in cui raggiungono l’intestino. Qui, si moltiplicano e iniziano a esercitare un’azione di riequilibrio del microbiota intestinale. Il ruolo che svolgono è quello di rafforzare l’ecosistema intestinale. 

Ciò che è davvero curioso è che ogni probiota svolge un’azione differente e che, quindi, anche le reazioni che provoca nel nostro organismo sono differenti.

I prebiotici, cosa sono?

I prebiotici sono, invece, fibre alimentari solubili che rappresentano il principale nutrimento dei batteri probiotici. Quindi, i prebiotici garantiscono la crescita dei probiotici all’interno del nostro intestino. 

Cosa sono quindi i prebiotici? Sono sostanze non digeribili contenute in alcuni alimenti. Una volta entrati in contatto con il nostro organismo, i prebiotici stimolano lo sviluppo non solo dei probiotici, ma anche di altri batteri utili al nostro microbioma intestinale. 

Assumere prebiotici è un fattore molto importante, specialmente se parliamo di un’alimentazione sana, varia ed equilibrata.

Qual è quindi il loro ruolo all’interno del nostro organismo?

I prebiotici aiutano a normalizzare le funzioni intestinali, svolgono un’azione di sostegno favorendo lo sviluppo del sistema immunitario.

probiotici e difese immunitarie

Probiotici e difese immunitarie, quale legame c’è?

Probiotici per modulare le difese immunitarie, che legame c’è?

Diversi studi si stanno concentrando sull’azione dei probiotici all’interno del nostro corpo: quale è il loro ruolo? Quali benefici apportano al nostro intestino?

Nonostante le ricerche scientifiche non siano ancora in una fase conclusiva, vale la pena affrontare la questione dando qualche indicazione interessante.


Cosa sono i probiotici?

Probiotici e difese immunitarie, quindi che legame c’è? I probiotici hanno un ruolo molto importante perché rafforzano le nostre difese immunitarie. È, infatti, dimostrato che quasi il 70% del sistema immunitario ha sede nell’intestino.


Ma cosa sono i probiotici? 

Sono veri e propri microrganismi (soprattutto della specie Lactobacillus e Bifidobacterium) che rafforzano e riequilibrano il microbiota intestinale. L’eubiosi è infatti indispensabile per far sì che il nostro corpo sia sano ed efficiente. Pensate che l’intestino è coinvolto in moltissime funzioni vitali: regola il metabolismo, produce ormoni, sintetizza enzimi e vitamine.

All’interno del tratto intestinale i cosiddetti “batteri buoni” vivono in simbiosi con altri microrganismi. Nel momento in cui il nostro microbioma si altera, i microrganismi come virus, batteri e funghi possono alterare lo stato di equilibrio interno.

Ciò che si deve fare, quindi, è ripristinare l’equilibrio intestinale e, per farlo, si possono assumere probiotici.


Probiotici e salute intestinale

C’è un legame tra probiotici e difese immunitarie e, quindi, salute intestinale. I probiotici apportano numerosi benefici perché riequilibrano la flora intestinale contrastando gli stati di disbiosi. Ostacolano la proliferazione di agenti patogeni rinforzando le pareti intestinali, mantenendo salde le giunzioni tra le cellule. Questi due fattori permettono all’intestino di filtrare meglio ciò che ingeriamo, ciò significa che favoriscono l’assorbimento di nutrienti e evitano il passaggio di molecole indesiderate.


Probiotici e difese immunitarie, cosa dobbiamo sapere


Stress, cambi di stagione, problemi di salute possono mettere a dura prova le difese immunitarie. Oltre ad una sana e corretta alimentazione, possiamo usufruire dell’aiuto di probiotici, che apportano reali benefici al nostro organismo.

  1. Favoriscono il riequilibrio della flora intestinale
  2. Supportano il sistema immunitario
  3. Stimolano l’apparato linfoide
  4. Regolano i livelli del colesterolo
  5. Aiutano a combattere le malattie infettive
  6. Hanno un’azione detox, sono quindi alleati del fegato


L’assunzione di probiotici, che va comunque sempre concordata con il proprio medico curante, è quindi un ottimo aiuto per il nostro sistema immunitario.

a cosa serve il microbioma

A cosa serve il microbioma?

A cosa serve il microbioma? Sappiamo che il microbioma ed il microbiota sono essenziali per il nostro organismo. I miliardi di microrganismi che li caratterizzano hanno un peso sulla nostra salute non indifferente, dato che possono agire come barriera contro gli agenti patogeni, ma possono anche interferire con il nostro equilibrio.

Il microbioma è talmente importante da essere considerato un organo a sé che, se si altera, può portare a squilibri dell’organismo. Anche per questo motivo negli ultimi anni scienziati e studiosi si sono largamente interessati a questo nuovo campo: con lo studio del microbioma è possibile intervenire prontamente e in modo personalizzato per curare diverse malattie.

Cos’è il microbioma

Il microbioma è il codice genetico di quell’insieme di microrganismi (virus, batteri, funghi) che abitano il nostro organismo.

Come abbiamo detto più volte, ogni individuo ha un proprio microbioma che cambia con il passare del tempo, ma che è anche influenzato da fattori come le abitudini alimentari, l’area geografica in cui si vive, le malattie avute, l’ambiente che ci circonda…

A cosa serve il microbioma?

Il microbioma svolge diverse funzioni, quali?

FUNZIONE PROTETTIVA

Innanzitutto, il microbioma intestinale (quando si trova in uno stato di eubiosi), svolge il ruolo di una vera e propria barriera protettiva. Difende, quindi, il nostro organismo dagli agenti patogeni con cui possiamo venire a contatto.

REGOLA LE FUNZIONALITÀ DELLA BARRIERA INTESTINALE

Nel nostro intestino ci sono moltissimi microrganismi che vivono in simbiosi tra loro. Il loro lavoro è quello di contribuire alla digestione degli alimenti, inibire la crescita di potenziali ceppi patogeni, convertire i composti dannosi in sostanze non tossiche, sintetizzare le proteine, ormoni, molecole, neurotrasmettitori, vitamine e altri enzimi. Ciò significa che quando il nostro corpo non è in grado di sintetizzare un determinato enzima, il microbioma aiuta a sopperire a questa carenza.

MODULA IL SISTEMA IMMUNITARIO

Non tutti lo sanno, ma l’intestino è davvero importante per le funzioni immunitarie: il 60% delle cellule immunitarie si trovano nella mucosa intestinale. Ecco quindi che la flora batterica costituisce uno stimolo alla sviluppo e regolazione del sistema immunitario. Prendiamo ad esempio l’epitelio, questo è costituito da recettori in grado di riconoscere agenti patogeni esterni e stimola la produzione di citochine (le molecole che regolano le risposta immunitaria). 

batteri utili

I batteri utili al nostro organismo

Quando si parla di batteri, è opinione comune ritenere che si tratti sempre e solo di batteri nocivi al nostro organismo. Eppure non è così: esistono anche batteri utili al nostro organismo.

Si parla quindi di batteri buoni che, per la maggior parte, vivono nel nostro intestino e che nel loro insieme vengono identificati con il termine “microbiota”.

Cos’è il microbiota? È l’insieme di tutti quei batteri, virus, funghi e microrganismi che abitano il nostro corpo e concorrono a mantenerlo in salute.

Quali sono i batteri utili al nostro organismo?

I cosiddetti batteri buoni sono tutti quelli che compongono la flora batterica intestinale, orale, cutanea e dell’apparato riproduttore.

Prendiamo ad esempio tutti quei batteri che abbiamo sulla superficie cutanea. Svolgono una funzione di protezione dalle infezioni e concorrono nell’accelerare i processi di guarigioni in caso di lacerazioni cutanee. Nella cavità orale arriviamo ad ospitare fino a mille specie batteriche differenti, che formano un vero e proprio ecosistema complesso. Sono questi microrganismi che aiutano ad eliminare i microbi nocivi che possiamo introdurre nel corpo mangiando.

Quale ruolo svolgono?

Come abbiamo accennato, i batteri utili al nostro organismo si adoperano per mantenerlo in equilibrio. Non tutti lo sanno ma, nel nostro corpo vivono circa 400 specie batteriche diverse ed è proprio grazie alla loro biodiversità che il nostro corpo funziona correttamente.

Ma quale ruolo svolgono i batteri buoni? Limitano la proliferazione dei batteri cattivi e sono un valido alleato nel difendere il corpo da attacchi di agenti patogeni.

In questo senso, possono proteggere anche da allergie e infezioni, sintetizzano le sostanze nutritive e contribuiscono a regolare il metabolismo e ne garantiscono il corretto funzionamento. 

bifidobatteri

I Bifidobatteri

Cosa sono i bifidobatteri? Ecco una domanda davvero interessante per chi si interessa al mondo del microbiota.

Molti nominano i bifidobatteri ma pochi sanno realmente di cosa si tratta e quali siano gli effettivi benefici che i bifidobatteri apportano al nostro organismo.

Cosa sono i bifidobatteri? Dove si trovano?

Sono veri e propri microrganismi che popolano il nostro intestino.  A dire il vero, sono tra le popolazioni batteriche dominanti all’interno del tratto gastro-intestinale. E’ interessante sapere che durante l’età neonatale, la popolazione di bifidobatteri è maggiore rispetto a quella dell’età adulta. 

Come mai sono più presenti nei neonati? Perché svolgono un ruolo chiave nello sviluppo del sistema immunitario e delle prime capacità digestive, tanto che colonizzano l’intestino dei neonati fin dalle prime settimane di vita.

Nei bambini le specie più abbondanti sono il Bidifobacterium bifidum, Bifidobacterium longum e Bifidobacterium breve, negli adulti invece troviamo il Bifidobacterium adolescentis, B. animalis e B. Lactis.

Ciò che è importante sottolineare, è che le diverse tipologie variano a seconda dell’età del soggetto e a seconda del soggetto stesso.

Qual è la loro funzione?

Come abbiamo detto, i bifidobatteri sono tra le specie batteriche più importanti per la salute dell’organismo, ma come mai?

Grazie all’interazione con altri ceppi batterici, sono in grado di mantenere l’intestino in uno stato di eubiosi regolando le funzioni metaboliche e contribuendo al corretto svolgimento dei processi fisiologici.

Dunque, quali sono le loro funzioni ?

  • Regolano il metabolismo degli zuccheri
  • Fanno parte della produzione di acidi grassi a catena corta e vitamine
  • Regolano il senso di sazietà
  • Svolgono una funzione antibatterica proteggendo l’organismo dalla proliferazioni di batteri nocivi
Inflammaging

Inflammaging

L’invecchiamento è un processo fisiologico che prima o poi toccherà a tutti. Tale processo varia sicuramente da persona a persona, ed è influenzato da vari fattori, sia esterni, che quindi riprendono il tipo di alimentazione e lo stile di vita e sia interni, riferendoci all’infiammazione.

Biomarker dell’invecchiamento è, come abbiamo detto l’infiammazione. 

Infiammazione ed invecchiamento viaggiano su uno stesso binario, motivo per cui, da questo stretto rapporto l’immunologo Dott. Claudio Franceschi (dell’Università di Bologna) ha coniato il termine INFLAMMAGING (dall’unione di Inflammation + aging).

Un’infiammazione cronica lieve (low grade), persistente (cronica), che non ha sintomi visibili (latente) ma che produce effetti sistemici su tutto l’organismo.

Da molti ricercatori, l’infiammazione è considerata come causa di numerose malattie cronico degenerative

Come l’infiammazione diventa Inflammaging

Si parla di infiammazione acuta, quando, a causa di agenti patogeni esterni o eventi traumatici, il nostro organismo attiva un meccanismo di difesa in modo transitorio. Questo meccanismo però, è di tipo transitorio, ciò vuol dire che una volta sparito il problema, il nostro organismo non subirà alcuna conseguenza da questa infiammazione.

Ci sono però casi in cui lo stato di infiammazione è costante nel tempo, trasformando l’infiammazione in cronica portando ripercussioni a carico dei tessuti con manifestazioni come: prurito, dolore o rossore.

Non ci sono sintomi particolari che facciano parlare di Inflammaging, ma nel tempo può rappresentare un fattore di rischio per patologie croniche, quali ad esempio Alzheimer, patologie cardio-vascolari, diabete di tipo II, e non si esclude il cancro.

E’ importante notare che, con l’avanzare dell’età, la capacità di risolvere l’infiammazione diminuisce.

Che ruolo riveste il microbiota nell’Inflammaging 

Il microbiota intestinale riveste un ruolo molto importante nell’ambito dell’Inflammaging.

Questo perché una disbiosi intestinale non correttamente gestita potrebbe contribuire sia a indurre l’Inflammaging, sia a mantenerlo.

Fenomeno che si presenta a causa di vari fattori, come una variazione nello stile di vita, un cambio di alimentazione o l’assunzione di determinati farmaci.

Disbiosi intestinali e problematiche 

Gli squilibri causano variazioni nei livelli di acidi grassi a catena corta, prodotti dal microbiota. 

Le disbiosi potrebbero causare la degenerazione del sistema nervoso enterico, alterazioni del transito intestinale, ed un aumento della permeabilità intestinale. 

Il ruolo dell’alimentazione  

L’alimentazione gioca un ruolo molto importante. Parliamo degli Omega3 e Omega6.

Questi acidi grassi essenziali sono molecole che il nostro corpo deve necessariamente assumere dall’esterno in quanto non in grado di sintetizzarle, è quindi necessario introdurli o attraverso l’alimentazione o attraverso integratori specifici.

Inflammaging e patologie 

L’infiammazione riveste un ruolo molto importante nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, come ad esempio l’aterosclerosi, e nella neuroinfiammazione, come per l’Alzheimer.

 Ma non solo: l’inflammaging è alla base anche delle patologie cronico-degenerative osteoarticolari e neoplastiche.

microbiota nasale

Microbiota nasale

Come già affrontato nel precedente articolo (Il microbiota gastrico cos’è?) il tratto gastrointestinale è caratterizzato da particolari microbioti, studi scientifici dimostrano allo stesso modo che, anche le vie aeree sono popolate da comunità batteriche. Rispetto agli studi relativi al microbiota gastrointestinale che sono sicuramente più avanzati, quelli del microbiota respiratorio sono un po’ più indietro in quanto per lunghi tempi si è creduto che il polmone profondo fosse tessuto sterile, studi successivi hanno poi dimostrato il contrario. 

Lo studio del microbiota polmonare ha provato che questo è in parte correlato e forse in parte contaminato dal microbiota del tratto nasale.

Importante è il microbioma nasale in quanto fonte di molte infezioni respiratorie.

Cos’è il microbiota nasale?

Sappiamo che il microbiota è l’insieme di tutti i batteri che colonizzano il nostro corpo.

Il microbiota nasale è caratterizzato maggiormente da batteri, normalmente presenti nel cavo orale, Streptococcus, Prevotella, Veillonella e Fusobacterium.

Questi batteri che popolano il naso e le cavità ossee (seni paranasali) influenzano alcune malattie acute e croniche che attaccano generalmente  questi reparti sopraccitati.

Alterazioni del microbiota nasale in base alle stagioni

La cavità nasale, in quanto zona di confine tra ambiente esterno e mucosa respiratoria, è esposta a tossine, microbi e particolato atmosferico.

Ricercatori hanno dimostrato che in base alle stagioni la presenza di funghi e batteri subisce una variazione. 

La composizione del microbiota presenta delle alterazioni legate a variazioni climatiche come temperatura, cambiamenti di pressione atmosferica e precipitazioni.

Alterazioni del microbiota nasale negli anni di vita di un uomo

Cell & Host Microbe ha pubblicato uno studio riguardante un’analisi basata sulla coltura del microbiota nasale umano di diversi gruppi di età. Tale studio ha osservato un declino dei batteri patogeni prima dell’età adulta, con un conseguente aumento dello Staphylococcus epidermidis commensale. Mentre negli anziani questo effetto è stato parzialmente invertito.

Esperimenti in vitro hanno comprovato che Staphylococcus epidermidis stimola le cellule nasali nella produzione di peptidi antimicrobici, uccidendo concorrenti patogeni.

Staphylococcus epidermidis risulta invece molto resistente grazie alla sua capacità di formare biofilm. 

Lo studio avanzato da Cell & Host Microbe riconosce quindi un ruolo molto importante di Staphylococcus epidermidis nella maturazione sana del microbioma nasale, svolgendo anche un ruolo veramente importante condizionando la crescita di batteri patogeni nel naso e impedendo infezioni respiratorie.

Alterazioni del Microbioma nasale 

Un’alterazione del microbioma nasale risulta, secondo molti studi, importante nella fisiopatologia di malattie come:

  • Rinite allergica
  • Rinosinusite cronica
  • Infezioni acute del tratto respiratorio
  • L’otite media
  • Asma
microbiota orale

Microbiota orale

Si sa, la parte del corpo che ospita più microrganismi e batteri è la bocca. Ecco perché studiare il microbiota orale è particolarmente complesso.

Ciò che stupisce è che il microbiota orale ha una caratteristica del tutto unica rispetto agli altri, che contribuisce in modo determinante ad influenzare la salute orale di ognuno di noi.


Cos’è il microbiota orale? 

Il microbiota orale è l’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi nella cavità orale. Costituito principalmente da batteri, questo ecosistema così complesso è costituito da ben 700 specie diverse di microrganismi.

Abbiamo anticipato che vi è una caratteristica unica, e la particolarità sta nel fatto che i batteri hanno la capacità di aggregarsi tra loro aderendo alla superficie dei denti grazie alle proteine salivari. Da questa aggregazione ha origine un biofilm, che costituisce la placca dentale che, calcificandosi può portare alla formazione del tartaro.

Se un soggetto è sano e ha una buona igiene dentale e orale, nell’ecosistema orale si stabilisce un equilibrio tra le specie batteriche presenti ed i sistemi di difesa dell’organismo. Se invece ci troviamo davanti ad un soggetto non sano, l’equilibrio del microbiota orale viene meno e questo squilibrio determina l’origine delle patologie del cavo orale.


A cosa serve il microbiota orale?

Possiamo dire che il microbiota orale svolge una funzione di protezione nel nostro organismo e, specialmente, nella salute orale. Questo è fondamentale perché la composizione della flora batterica orale è responsabile di come reagiamo a infezioni, patologie e malattie.

Da queste considerazioni si comprende immediatamente che studiare approfonditamente il ruolo e la composizione del microbiota orale consentirà ai dentisti e agli odontoiatri di valutare lo stato di salute di ogni paziente. Un’analisi del microbioma orale consente, infatti, di verificare la presenza e la gravità di eventuali malattie parodontali e quindi, garantire cure più tempestive, precise e calibrate.

Quando ci si trova in uno stato di disbiosi orale, i batteri patogeni presenti nel cavo orale possono provocare la diffusione di virus e l’insorgenza di carie dentali, malattie parodontali e altre infezioni. Alcune possono essere prevenute con facilità grazie ad una corretta igiene orale, altri invece possono protrarsi più avanti nel tempo, come carie dentali, gengiviti, afte e herpes labiali. 

microbiota dei neonati

Microbiota dei neonati

Abbiamo parlato più volte dell’importanza che il microbiota riveste nel nostro organismo, ma quando si sviluppa il microbiota? È presente fin dalla nascita? Ecco quindi un articolo che spiega in modo semplice e comprensibile il microbiota dei neonati.

Come sappiamo, il microbiota è l’insieme di tutte la popolazione di microrganismi che popolano il nostro organismo, il cui codice genetico è detto microbioma. Ma quando si sviluppa?

L’uomo e l’importanza del microbiota

L’uomo è un “super-organismo”, risultante dalla combinazione simbiotica del suo patrimonio genetico e del suo microbiota. Possiamo affermare che l’essere umano è un vero e proprio ecosistema batterico complesso, che ospita una gran varietà di specie e caratterizzato da funzioni metaboliche, immunologiche e fisiologiche diverse.

Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nell’organismo perché partecipa allo sviluppo del sistema immunitario, uno sviluppo che inizia al momento della nascita. Quando si è in uno stato di eubiosi si ha una vera e propria barriera contri i patogeni perfettamente funzionante, al contrario, quando si è in uno stato di squilibrio, detto disbiosi, il nostro sistema immunitario risulta indebolito e si è più soggetti all’insorgenza di patologie e malattie.

Il microbiota dei neonati

Il microbiota dei neonati, e dei bambini in generale, è fortemente diverso da quello degli adulti. Una differenza sia in termini di complessità batterica (il numero delle diverse specie batteriche presenti nell’organismo di un bambino è molto inferiore)  che in termini di stabilità delle specie (cioè variabilità e risposta agli stimoli esterni), questi due sono aspetti fondamentali nelle prime fasi di vita.

Gli stimoli esterni, come alimentazione e modalità di parto influenzano la composizione del microbiota.

Durante il periodo di allattamento e svezzamento, il sistema di batteri del microbiota è soggetto a oscillazioni che danno origine a un’altra variazione nella composizione e funzione del microbiota stesso. L’allattamento materno, quando possibile, potenzia il numero delle specie buone, come i Bifidobatteri.

Nel momento dello svezzamento, quando si introducono nella dieta cibi solidi, iniziano attività più ricche, metaboliche e proteomiche. Il numero di specie microbiche e delle molecole attive, dette bioattive, aumenta in modo considerevole.

Dunque, nell’arco di circa 18 mesi, il microbiota dei neonati si forma, si stabilizza e progressivamente si sviluppa per assomigliare sempre di più a quello di un adulto.

Il momento del parto

Cosa succede al momento del parto? Al momento del parto si verifica una vera e propria colonizzazione: il corpo del neonato viene in contatto con Lactobacilli e altri organismi, questo processo avviene attraverso il grembo stesso della mamma, tramite microbiota vaginale e fecale della madre.

Cosa succede quando si nasce con un parto cesareo? In caso di parto cesareo, invece, i primi batteri che il neonato incontra sono quelli della pelle e dell’ambiente ospedaliero.

Se i neonati con parto vaginale rivelano un microbiota composto da Lactobacillus, Bifidobacterium ed una conta batterica intestinale più alta ed una maggiore diversità di batteri nelle prime settimane di vita, quelli nati con parto cesareo presentano batteri appartenenti alle specie, Staphylococcus e Propionibacterium ed un conta batterica intestinale più bassa ed una minore diversità di batteri nelle prime settimane di vita.

Allo stesso modo, anche l’allattamento al seno come detto in precedenza, influenza lo sviluppo della diversità del microbiota dei neonati.

La fase dello svezzamento

L’alimentazione influenza fortemente lo sviluppo del microbiota dei neonati.

I bambini si trovano a sviluppare un ecosistema microbico e dinamico composto da Bifidobatteri e qualche Lattobacillo. Quando nella dieta del neonato vengono introdotti i primi cibi solidi, la mucosa intestinale inizia a modificarsi, acquisendo le caratteristiche identiche a quella degli adulti. Ciò significa che la biodiversità microbica aumenta fortemente e si stabilizza. Dopo circa 36 mesi, possiamo dire che un bambino ha ormai sviluppato un microbiota intestinale che resterà più o meno stabile per tutta la sua vita.