a cosa serve il microbioma

A cosa serve il microbioma?

A cosa serve il microbioma? Sappiamo che il microbioma ed il microbiota sono essenziali per il nostro organismo. I miliardi di microrganismi che li caratterizzano hanno un peso sulla nostra salute non indifferente, dato che possono agire come barriera contro gli agenti patogeni, ma possono anche interferire con il nostro equilibrio.

Il microbioma è talmente importante da essere considerato un organo a sé che, se si altera, può portare a squilibri dell’organismo. Anche per questo motivo negli ultimi anni scienziati e studiosi si sono largamente interessati a questo nuovo campo: con lo studio del microbioma è possibile intervenire prontamente e in modo personalizzato per curare diverse malattie.

Cos’è il microbioma

Il microbioma è il codice genetico di quell’insieme di microrganismi (virus, batteri, funghi) che abitano il nostro organismo.

Come abbiamo detto più volte, ogni individuo ha un proprio microbioma che cambia con il passare del tempo, ma che è anche influenzato da fattori come le abitudini alimentari, l’area geografica in cui si vive, le malattie avute, l’ambiente che ci circonda…

A cosa serve il microbioma?

Il microbioma svolge diverse funzioni, quali?

FUNZIONE PROTETTIVA

Innanzitutto, il microbioma intestinale (quando si trova in uno stato di eubiosi), svolge il ruolo di una vera e propria barriera protettiva. Difende, quindi, il nostro organismo dagli agenti patogeni con cui possiamo venire a contatto.

REGOLA LE FUNZIONALITÀ DELLA BARRIERA INTESTINALE

Nel nostro intestino ci sono moltissimi microrganismi che vivono in simbiosi tra loro. Il loro lavoro è quello di contribuire alla digestione degli alimenti, inibire la crescita di potenziali ceppi patogeni, convertire i composti dannosi in sostanze non tossiche, sintetizzare le proteine, ormoni, molecole, neurotrasmettitori, vitamine e altri enzimi. Ciò significa che quando il nostro corpo non è in grado di sintetizzare un determinato enzima, il microbioma aiuta a sopperire a questa carenza.

MODULA IL SISTEMA IMMUNITARIO

Non tutti lo sanno, ma l’intestino è davvero importante per le funzioni immunitarie: il 60% delle cellule immunitarie si trovano nella mucosa intestinale. Ecco quindi che la flora batterica costituisce uno stimolo alla sviluppo e regolazione del sistema immunitario. Prendiamo ad esempio l’epitelio, questo è costituito da recettori in grado di riconoscere agenti patogeni esterni e stimola la produzione di citochine (le molecole che regolano le risposta immunitaria). 

batteri utili

I batteri utili al nostro organismo

Quando si parla di batteri, è opinione comune ritenere che si tratti sempre e solo di batteri nocivi al nostro organismo. Eppure non è così: esistono anche batteri utili al nostro organismo.

Si parla quindi di batteri buoni che, per la maggior parte, vivono nel nostro intestino e che nel loro insieme vengono identificati con il termine “microbiota”.

Cos’è il microbiota? È l’insieme di tutti quei batteri, virus, funghi e microrganismi che abitano il nostro corpo e concorrono a mantenerlo in salute.

Quali sono i batteri utili al nostro organismo?

I cosiddetti batteri buoni sono tutti quelli che compongono la flora batterica intestinale, orale, cutanea e dell’apparato riproduttore.

Prendiamo ad esempio tutti quei batteri che abbiamo sulla superficie cutanea. Svolgono una funzione di protezione dalle infezioni e concorrono nell’accelerare i processi di guarigioni in caso di lacerazioni cutanee. Nella cavità orale arriviamo ad ospitare fino a mille specie batteriche differenti, che formano un vero e proprio ecosistema complesso. Sono questi microrganismi che aiutano ad eliminare i microbi nocivi che possiamo introdurre nel corpo mangiando.

Quale ruolo svolgono?

Come abbiamo accennato, i batteri utili al nostro organismo si adoperano per mantenerlo in equilibrio. Non tutti lo sanno ma, nel nostro corpo vivono circa 400 specie batteriche diverse ed è proprio grazie alla loro biodiversità che il nostro corpo funziona correttamente.

Ma quale ruolo svolgono i batteri buoni? Limitano la proliferazione dei batteri cattivi e sono un valido alleato nel difendere il corpo da attacchi di agenti patogeni.

In questo senso, possono proteggere anche da allergie e infezioni, sintetizzano le sostanze nutritive e contribuiscono a regolare il metabolismo e ne garantiscono il corretto funzionamento. 

bifidobatteri

I Bifidobatteri

Cosa sono i bifidobatteri? Ecco una domanda davvero interessante per chi si interessa al mondo del microbiota.

Molti nominano i bifidobatteri ma pochi sanno realmente di cosa si tratta e quali siano gli effettivi benefici che i bifidobatteri apportano al nostro organismo.

Cosa sono i bifidobatteri? Dove si trovano?

Sono veri e propri microrganismi che popolano il nostro intestino.  A dire il vero, sono tra le popolazioni batteriche dominanti all’interno del tratto gastro-intestinale. E’ interessante sapere che durante l’età neonatale, la popolazione di bifidobatteri è maggiore rispetto a quella dell’età adulta. 

Come mai sono più presenti nei neonati? Perché svolgono un ruolo chiave nello sviluppo del sistema immunitario e delle prime capacità digestive, tanto che colonizzano l’intestino dei neonati fin dalle prime settimane di vita.

Nei bambini le specie più abbondanti sono il Bidifobacterium bifidum, Bifidobacterium longum e Bifidobacterium breve, negli adulti invece troviamo il Bifidobacterium adolescentis, B. animalis e B. Lactis.

Ciò che è importante sottolineare, è che le diverse tipologie variano a seconda dell’età del soggetto e a seconda del soggetto stesso.

Qual è la loro funzione?

Come abbiamo detto, i bifidobatteri sono tra le specie batteriche più importanti per la salute dell’organismo, ma come mai?

Grazie all’interazione con altri ceppi batterici, sono in grado di mantenere l’intestino in uno stato di eubiosi regolando le funzioni metaboliche e contribuendo al corretto svolgimento dei processi fisiologici.

Dunque, quali sono le loro funzioni ?

  • Regolano il metabolismo degli zuccheri
  • Fanno parte della produzione di acidi grassi a catena corta e vitamine
  • Regolano il senso di sazietà
  • Svolgono una funzione antibatterica proteggendo l’organismo dalla proliferazioni di batteri nocivi
microbiota intestinale durante la gravidanza

IL MICROBIOTA INTESTINALE DURANTE LA GRAVIDANZA

Durante la gravidanza, la composizione del microbiota cambia. Abbiamo già accennato a questo argomento nell’articolo relativo al microbiota dei neonati, ma oggi vogliamo approfondire la questione, prendendo in esame il microbiota della futura mamma.

Il microbiota, che è l’insieme delle popolazioni batteriche che abitano il nostro corpo, cambia durante la nostra vita. Pensiamo ad uno stato temporaneo di disbiosi intestinale ed il suo ritorno in uno stato di benessere ed eubiosi. Questo, seppur piccolo cambiamento, indica che il microbioma si evolve, si modifica in bene o in meglio, anche temporaneamente. Queste piccole variazioni che avvengono internamento al nostro organismo, dettate da stress, cambiamenti climatici, cambiamenti di abitudini.

Eppure, questi non solo gli unici cambiamenti che possiamo attraversare durante la vita, pensiamo alla gravidanza.

Durante la gravidanza, il corpo delle donne si modifica enormemente, non solo esteriormente ma anche interiormente. Quasi cambiamenti interessano i diversi microbioti che vivono nel corpo della futura mamma: a livello intestinale, vaginale, orale, placentare e mammario.

Il microbiota intestinale durante la gravidanza

Abbiamo visto che durante la gravidanza il microbiota si modifica, ma in che modo? Trattiamo ora il cambiamento del microbiota intestinale.

Alcuni studi hanno sottolineato un aumento quantitativo (e qualitativo) della carica batterica presente a livello intestinale. I primi tre mesi non sono caratterizzati da alcun cambiamento significativo, ed è dal terzo trimestre in poi che la popolazione microbica si modifica consistentemente, arrivando a modificare non solo il microbiota della donna, ma anche il suo aspetto fisico. Ad esempio, assieme all’aumento del peso, si associa anche una insulino-resistenza e incremento di citochine pro-infiammatorie.

Appare chiaro che lo stato eubiotico in cui si trovava la donna prima della gravidanza ha una certa importanza nell’evolversi della composizione del microbiota intestinale. Le donne in sovrappeso, ad esempio, presentano livelli superiori di Bacteroides e Staphylococcus.

Il microbiota vaginale durante la gravidanza

Il microbiota vaginale ricopre un ruolo chiave nei sistemi di difesa che l’organismo attua contro le infezioni microbiche e virali. Un microbioma vaginale in salute è costituito da Lactobacilli che producono acido lattico. Questo enzima contribuisce a mantenere un basso pH, indispensabile per un microambiente ostile agli agenti patogeni. Durante la gravidanza, però, il microbiota vaginale subisce diverse modificazioni, tra cui una riduzione della diversità, una maggiore stabilità e aumento delle specie di Lactobacillus

Inflammaging

Inflammaging

L’invecchiamento è un processo fisiologico che prima o poi toccherà a tutti. Tale processo varia sicuramente da persona a persona, ed è influenzato da vari fattori, sia esterni, che quindi riprendono il tipo di alimentazione e lo stile di vita e sia interni, riferendoci all’infiammazione.

Biomarker dell’invecchiamento è, come abbiamo detto l’infiammazione. 

Infiammazione ed invecchiamento viaggiano su uno stesso binario, motivo per cui, da questo stretto rapporto l’immunologo Dott. Claudio Franceschi (dell’Università di Bologna) ha coniato il termine INFLAMMAGING (dall’unione di Inflammation + aging).

Un’infiammazione cronica lieve (low grade), persistente (cronica), che non ha sintomi visibili (latente) ma che produce effetti sistemici su tutto l’organismo.

Da molti ricercatori, l’infiammazione è considerata come causa di numerose malattie cronico degenerative

Come l’infiammazione diventa Inflammaging

Si parla di infiammazione acuta, quando, a causa di agenti patogeni esterni o eventi traumatici, il nostro organismo attiva un meccanismo di difesa in modo transitorio. Questo meccanismo però, è di tipo transitorio, ciò vuol dire che una volta sparito il problema, il nostro organismo non subirà alcuna conseguenza da questa infiammazione.

Ci sono però casi in cui lo stato di infiammazione è costante nel tempo, trasformando l’infiammazione in cronica portando ripercussioni a carico dei tessuti con manifestazioni come: prurito, dolore o rossore.

Non ci sono sintomi particolari che facciano parlare di Inflammaging, ma nel tempo può rappresentare un fattore di rischio per patologie croniche, quali ad esempio Alzheimer, patologie cardio-vascolari, diabete di tipo II, e non si esclude il cancro.

E’ importante notare che, con l’avanzare dell’età, la capacità di risolvere l’infiammazione diminuisce.

Che ruolo riveste il microbiota nell’Inflammaging 

Il microbiota intestinale riveste un ruolo molto importante nell’ambito dell’Inflammaging.

Questo perché una disbiosi intestinale non correttamente gestita potrebbe contribuire sia a indurre l’Inflammaging, sia a mantenerlo.

Fenomeno che si presenta a causa di vari fattori, come una variazione nello stile di vita, un cambio di alimentazione o l’assunzione di determinati farmaci.

Disbiosi intestinali e problematiche 

Gli squilibri causano variazioni nei livelli di acidi grassi a catena corta, prodotti dal microbiota. 

Le disbiosi potrebbero causare la degenerazione del sistema nervoso enterico, alterazioni del transito intestinale, ed un aumento della permeabilità intestinale. 

Il ruolo dell’alimentazione  

L’alimentazione gioca un ruolo molto importante. Parliamo degli Omega3 e Omega6.

Questi acidi grassi essenziali sono molecole che il nostro corpo deve necessariamente assumere dall’esterno in quanto non in grado di sintetizzarle, è quindi necessario introdurli o attraverso l’alimentazione o attraverso integratori specifici.

Inflammaging e patologie 

L’infiammazione riveste un ruolo molto importante nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, come ad esempio l’aterosclerosi, e nella neuroinfiammazione, come per l’Alzheimer.

 Ma non solo: l’inflammaging è alla base anche delle patologie cronico-degenerative osteoarticolari e neoplastiche.

microbiota nasale

Microbiota nasale

Come già affrontato nel precedente articolo (Il microbiota gastrico cos’è?) il tratto gastrointestinale è caratterizzato da particolari microbioti, studi scientifici dimostrano allo stesso modo che, anche le vie aeree sono popolate da comunità batteriche. Rispetto agli studi relativi al microbiota gastrointestinale che sono sicuramente più avanzati, quelli del microbiota respiratorio sono un po’ più indietro in quanto per lunghi tempi si è creduto che il polmone profondo fosse tessuto sterile, studi successivi hanno poi dimostrato il contrario. 

Lo studio del microbiota polmonare ha provato che questo è in parte correlato e forse in parte contaminato dal microbiota del tratto nasale.

Importante è il microbioma nasale in quanto fonte di molte infezioni respiratorie.

Cos’è il microbiota nasale?

Sappiamo che il microbiota è l’insieme di tutti i batteri che colonizzano il nostro corpo.

Il microbiota nasale è caratterizzato maggiormente da batteri, normalmente presenti nel cavo orale, Streptococcus, Prevotella, Veillonella e Fusobacterium.

Questi batteri che popolano il naso e le cavità ossee (seni paranasali) influenzano alcune malattie acute e croniche che attaccano generalmente  questi reparti sopraccitati.

Alterazioni del microbiota nasale in base alle stagioni

La cavità nasale, in quanto zona di confine tra ambiente esterno e mucosa respiratoria, è esposta a tossine, microbi e particolato atmosferico.

Ricercatori hanno dimostrato che in base alle stagioni la presenza di funghi e batteri subisce una variazione. 

La composizione del microbiota presenta delle alterazioni legate a variazioni climatiche come temperatura, cambiamenti di pressione atmosferica e precipitazioni.

Alterazioni del microbiota nasale negli anni di vita di un uomo

Cell & Host Microbe ha pubblicato uno studio riguardante un’analisi basata sulla coltura del microbiota nasale umano di diversi gruppi di età. Tale studio ha osservato un declino dei batteri patogeni prima dell’età adulta, con un conseguente aumento dello Staphylococcus epidermidis commensale. Mentre negli anziani questo effetto è stato parzialmente invertito.

Esperimenti in vitro hanno comprovato che Staphylococcus epidermidis stimola le cellule nasali nella produzione di peptidi antimicrobici, uccidendo concorrenti patogeni.

Staphylococcus epidermidis risulta invece molto resistente grazie alla sua capacità di formare biofilm. 

Lo studio avanzato da Cell & Host Microbe riconosce quindi un ruolo molto importante di Staphylococcus epidermidis nella maturazione sana del microbioma nasale, svolgendo anche un ruolo veramente importante condizionando la crescita di batteri patogeni nel naso e impedendo infezioni respiratorie.

Alterazioni del Microbioma nasale 

Un’alterazione del microbioma nasale risulta, secondo molti studi, importante nella fisiopatologia di malattie come:

  • Rinite allergica
  • Rinosinusite cronica
  • Infezioni acute del tratto respiratorio
  • L’otite media
  • Asma
microbiota orale

Microbiota orale

Si sa, la parte del corpo che ospita più microrganismi e batteri è la bocca. Ecco perché studiare il microbiota orale è particolarmente complesso.

Ciò che stupisce è che il microbiota orale ha una caratteristica del tutto unica rispetto agli altri, che contribuisce in modo determinante ad influenzare la salute orale di ognuno di noi.


Cos’è il microbiota orale? 

Il microbiota orale è l’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi nella cavità orale. Costituito principalmente da batteri, questo ecosistema così complesso è costituito da ben 700 specie diverse di microrganismi.

Abbiamo anticipato che vi è una caratteristica unica, e la particolarità sta nel fatto che i batteri hanno la capacità di aggregarsi tra loro aderendo alla superficie dei denti grazie alle proteine salivari. Da questa aggregazione ha origine un biofilm, che costituisce la placca dentale che, calcificandosi può portare alla formazione del tartaro.

Se un soggetto è sano e ha una buona igiene dentale e orale, nell’ecosistema orale si stabilisce un equilibrio tra le specie batteriche presenti ed i sistemi di difesa dell’organismo. Se invece ci troviamo davanti ad un soggetto non sano, l’equilibrio del microbiota orale viene meno e questo squilibrio determina l’origine delle patologie del cavo orale.


A cosa serve il microbiota orale?

Possiamo dire che il microbiota orale svolge una funzione di protezione nel nostro organismo e, specialmente, nella salute orale. Questo è fondamentale perché la composizione della flora batterica orale è responsabile di come reagiamo a infezioni, patologie e malattie.

Da queste considerazioni si comprende immediatamente che studiare approfonditamente il ruolo e la composizione del microbiota orale consentirà ai dentisti e agli odontoiatri di valutare lo stato di salute di ogni paziente. Un’analisi del microbioma orale consente, infatti, di verificare la presenza e la gravità di eventuali malattie parodontali e quindi, garantire cure più tempestive, precise e calibrate.

Quando ci si trova in uno stato di disbiosi orale, i batteri patogeni presenti nel cavo orale possono provocare la diffusione di virus e l’insorgenza di carie dentali, malattie parodontali e altre infezioni. Alcune possono essere prevenute con facilità grazie ad una corretta igiene orale, altri invece possono protrarsi più avanti nel tempo, come carie dentali, gengiviti, afte e herpes labiali. 

microbiota dei neonati

Microbiota dei neonati

Abbiamo parlato più volte dell’importanza che il microbiota riveste nel nostro organismo, ma quando si sviluppa il microbiota? È presente fin dalla nascita? Ecco quindi un articolo che spiega in modo semplice e comprensibile il microbiota dei neonati.

Come sappiamo, il microbiota è l’insieme di tutte la popolazione di microrganismi che popolano il nostro organismo, il cui codice genetico è detto microbioma. Ma quando si sviluppa?

L’uomo e l’importanza del microbiota

L’uomo è un “super-organismo”, risultante dalla combinazione simbiotica del suo patrimonio genetico e del suo microbiota. Possiamo affermare che l’essere umano è un vero e proprio ecosistema batterico complesso, che ospita una gran varietà di specie e caratterizzato da funzioni metaboliche, immunologiche e fisiologiche diverse.

Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nell’organismo perché partecipa allo sviluppo del sistema immunitario, uno sviluppo che inizia al momento della nascita. Quando si è in uno stato di eubiosi si ha una vera e propria barriera contri i patogeni perfettamente funzionante, al contrario, quando si è in uno stato di squilibrio, detto disbiosi, il nostro sistema immunitario risulta indebolito e si è più soggetti all’insorgenza di patologie e malattie.

Il microbiota dei neonati

Il microbiota dei neonati, e dei bambini in generale, è fortemente diverso da quello degli adulti. Una differenza sia in termini di complessità batterica (il numero delle diverse specie batteriche presenti nell’organismo di un bambino è molto inferiore)  che in termini di stabilità delle specie (cioè variabilità e risposta agli stimoli esterni), questi due sono aspetti fondamentali nelle prime fasi di vita.

Gli stimoli esterni, come alimentazione e modalità di parto influenzano la composizione del microbiota.

Durante il periodo di allattamento e svezzamento, il sistema di batteri del microbiota è soggetto a oscillazioni che danno origine a un’altra variazione nella composizione e funzione del microbiota stesso. L’allattamento materno, quando possibile, potenzia il numero delle specie buone, come i Bifidobatteri.

Nel momento dello svezzamento, quando si introducono nella dieta cibi solidi, iniziano attività più ricche, metaboliche e proteomiche. Il numero di specie microbiche e delle molecole attive, dette bioattive, aumenta in modo considerevole.

Dunque, nell’arco di circa 18 mesi, il microbiota dei neonati si forma, si stabilizza e progressivamente si sviluppa per assomigliare sempre di più a quello di un adulto.

Il momento del parto

Cosa succede al momento del parto? Al momento del parto si verifica una vera e propria colonizzazione: il corpo del neonato viene in contatto con Lactobacilli e altri organismi, questo processo avviene attraverso il grembo stesso della mamma, tramite microbiota vaginale e fecale della madre.

Cosa succede quando si nasce con un parto cesareo? In caso di parto cesareo, invece, i primi batteri che il neonato incontra sono quelli della pelle e dell’ambiente ospedaliero.

Se i neonati con parto vaginale rivelano un microbiota composto da Lactobacillus, Bifidobacterium ed una conta batterica intestinale più alta ed una maggiore diversità di batteri nelle prime settimane di vita, quelli nati con parto cesareo presentano batteri appartenenti alle specie, Staphylococcus e Propionibacterium ed un conta batterica intestinale più bassa ed una minore diversità di batteri nelle prime settimane di vita.

Allo stesso modo, anche l’allattamento al seno come detto in precedenza, influenza lo sviluppo della diversità del microbiota dei neonati.

La fase dello svezzamento

L’alimentazione influenza fortemente lo sviluppo del microbiota dei neonati.

I bambini si trovano a sviluppare un ecosistema microbico e dinamico composto da Bifidobatteri e qualche Lattobacillo. Quando nella dieta del neonato vengono introdotti i primi cibi solidi, la mucosa intestinale inizia a modificarsi, acquisendo le caratteristiche identiche a quella degli adulti. Ciò significa che la biodiversità microbica aumenta fortemente e si stabilizza. Dopo circa 36 mesi, possiamo dire che un bambino ha ormai sviluppato un microbiota intestinale che resterà più o meno stabile per tutta la sua vita. 

microbiota polmonare

Microbiota Polmonare

Negli ultimi anni il microbiota è stato oggetto di diversi studi scientifici. È innegabile che la maggior parte delle ricerche si siano, però, concentrate sul microbiota intestinale, mentre solo recentemente è emersa l’importanza e l’esistenza del microbiota polmonare.

Come mai gli studi sul microbiota polmonare sono iniziati solo negli ultimi anni? 

La motivazione risiede nel fatto che a lungo si è pensato che i polmoni fossero un organo con un tessuto sterile. Ciò significa che non si credeva che all’interno vi fosse alcuna popolazione di microrganismi al loro interno.

Quando lo si studia si deve tenere in considerazione che è in parte influenzato e contaminato dal microbiota del tratto nasale, da quello orofaringeo e gastrointestinale. 

Esiste, infatti, una stretta correlazione tra il microbiota intestinale e quello polmonare. 


Quali sono i fattori che lo regolano?


Così come accade per il microbioma di altri organi, anche la composizione del microbiota polmonare dipende da diversi fattori

Tra questi dobbiamo menzionare l’immigrazione microbica (inalazione di microrganismi e microaspirazioni) e l’eliminazione microbica (che avviene attraverso tosse, starnuti, immunità innata o adattiva), ma anche condizioni di accrescimento locale (alimentazione, predisposizione naturale, concentrazione delle cellule infiammatorie). 

È proprio il bilanciamento di questi elementi a determinare la composizione del microbiota polmonare nei soggetti sani.


Microbiota polmonare e patologie


Il microbiota polmonare ha sicuramente una certa importanza nel determinare l’insorgenza di alcune malattie respiratorie, prima tra tutte l’asma.

Infatti, gli studiosi hanno osservato che la carica batterica e la biodiversità di microrganismi che risiedono nei polmoni aumentano nei pazienti affetti da determinate patologie.

Nonostante le ricerche in questo campo siano ancora agli inizi, è possibile affermare che studiare il microbiota polmonare può sicuramente aiutare a diagnosticare e identificare malattie respiratorie comuni o particolari. Ciò è possibile appunto perché, in presenza di alcune malattie, il microbioma stesso risulta alterato. 


C’è una correlazione con l’intestino?


Uno degli aspetti più interessanti di questo argomento è sicuramente l’influenza che il microbiota intestinale svolge sul quello polmonare. 

Questa correlazione è certificata dalla presenza, all’interno del microbiota polmonare, di phyla comuni a quello intestinale. I phyla predominanti nei polmoni sono i Bacteroides ed i Firmicutes, che sono anche i principali microrganismi che popolano il microbiota intestinale.

Il microbiota intestinale può influenzare il comportamento di quello polmonare, ma come? Tramite una diretta immuno-modulazione. Infatti, i due organi possono comunicare tra loro tramite la migrazione diretta di cellule immunitarie dall’intestino alle vie respiratorie. 


Conclusione


Per concludere questa breve introduzione al mondo del microbiota polmonare, è significativo sottolineare che nonostante le ricerche in questo ambito siano solo agli inizi, già possiamo aspettarci grandi risultati.

Studiare il microbiota polmonare può rendere più semplice la diagnosi di determinate patologie respiratorie, ma può anche aiutare i medici a creare terapie mirate e specifiche in base alla composizione del microbiota polmonare dei singoli pazienti. 

microbiota gastrico

Il microbiota gastrico, cos’è?

Abbiamo parlato più volte del microbiota intestinale e del ruolo che esso svolge nel mantenere in salute il nostro organismo. Vogliamo ora parlare dell’importanza del microbiota gastrico e della sua funzione.


Così come lo stato di disbiosi intestinale può essere pericoloso per la nostra salute, allo stesso modo è fondamentale mantenere un equilibrio eubiotico nel tratto gastrico.


Il microbiota gastrico, cos’è?


Per microbiota si intende la popolazione di tutti i microrganismi che popolano un determinato ambiente, in un determinato momento. Dunque, per microbiota gastrico si intende l’insieme dei microrganismi che popolano il tratto gastrico.


Lo stomaco è abitato da diverse specie microbiche e, quando ci si trova in uno stato di disbiosi, il ruolo di queste specie può essere collegato all’insorgenza di patologie gastrointestinali, tra cui malattie infiammatorie o gravi patologie dell’apparato digerente.


Contrariamente a quanto si pensasse anni fa, lo stomaco non è un ambiente sterile. Solo quando, nel 1983, è stato scoperto l’Helicobacter Pylori, gli scienziati si sono resi conto che i batteri popolano anche il nostro stomaco. 


Qual è la differenza con il microbiota intestinale?


Il microbiota gastrico, rispetto a quello intestinale, presenta una minore concentrazione di microrganismi e una diversificazione minore di batteri.


A causa del basso pH (circa 1.4) l’ambiente gastrico è particolarmente difficile da colonizzare e per questo motivo la carica microbica è molto più bassa rispetto al colon e al piccolo intestino.


Possiamo dire che la differenza sostanziale tra il microbiota gastrico e quello intestinale è questa. Infatti, anche qui lo stato di disbiosi gioca un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie e patologie.  


Patologie

La distruzione del microbiota gastrico è uno dei trigger di diverse malattie dell’apparato digerente. Ad esempio, nel caso di atrofia gastrica, la barriera acida dello stomaco diminuisce e ciò permette che molti microbi (diversi rispetto a quelli solitamente presenti nel tratto gastrico) intacchino l’organo e il suo funzionamento.


Diversi studi sottolineano che è proprio lo stato di disbiosi a creare la situazione ottimale affinché batteri nocivi determinino un danno istologico, portando anche all’insorgere di patologie come la metaplasia e l’atrofia gastrica.


Ecco quindi che diventa sempre più evidente il possibile ruolo del microbiota gastrico.