probiotici e difese immunitarie

Probiotici e difese immunitarie, quale legame c’è?

Probiotici per modulare le difese immunitarie, che legame c’è?

Diversi studi si stanno concentrando sull’azione dei probiotici all’interno del nostro corpo: quale è il loro ruolo? Quali benefici apportano al nostro intestino?

Nonostante le ricerche scientifiche non siano ancora in una fase conclusiva, vale la pena affrontare la questione dando qualche indicazione interessante.


Cosa sono i probiotici?

Probiotici e difese immunitarie, quindi che legame c’è? I probiotici hanno un ruolo molto importante perché rafforzano le nostre difese immunitarie. È, infatti, dimostrato che quasi il 70% del sistema immunitario ha sede nell’intestino.


Ma cosa sono i probiotici? 

Sono veri e propri microrganismi (soprattutto della specie Lactobacillus e Bifidobacterium) che rafforzano e riequilibrano il microbiota intestinale. L’eubiosi è infatti indispensabile per far sì che il nostro corpo sia sano ed efficiente. Pensate che l’intestino è coinvolto in moltissime funzioni vitali: regola il metabolismo, produce ormoni, sintetizza enzimi e vitamine.

All’interno del tratto intestinale i cosiddetti “batteri buoni” vivono in simbiosi con altri microrganismi. Nel momento in cui il nostro microbioma si altera, i microrganismi come virus, batteri e funghi possono alterare lo stato di equilibrio interno.

Ciò che si deve fare, quindi, è ripristinare l’equilibrio intestinale e, per farlo, si possono assumere probiotici.


Probiotici e salute intestinale

C’è un legame tra probiotici e difese immunitarie e, quindi, salute intestinale. I probiotici apportano numerosi benefici perché riequilibrano la flora intestinale contrastando gli stati di disbiosi. Ostacolano la proliferazione di agenti patogeni rinforzando le pareti intestinali, mantenendo salde le giunzioni tra le cellule. Questi due fattori permettono all’intestino di filtrare meglio ciò che ingeriamo, ciò significa che favoriscono l’assorbimento di nutrienti e evitano il passaggio di molecole indesiderate.


Probiotici e difese immunitarie, cosa dobbiamo sapere


Stress, cambi di stagione, problemi di salute possono mettere a dura prova le difese immunitarie. Oltre ad una sana e corretta alimentazione, possiamo usufruire dell’aiuto di probiotici, che apportano reali benefici al nostro organismo.

  1. Favoriscono il riequilibrio della flora intestinale
  2. Supportano il sistema immunitario
  3. Stimolano l’apparato linfoide
  4. Regolano i livelli del colesterolo
  5. Aiutano a combattere le malattie infettive
  6. Hanno un’azione detox, sono quindi alleati del fegato


L’assunzione di probiotici, che va comunque sempre concordata con il proprio medico curante, è quindi un ottimo aiuto per il nostro sistema immunitario.

fibre_alimentari

L’importanza delle fibre alimentari


Il benessere personale passa immancabilmente per l’alimentazione. Una sana, corretta ed equilibrata dieta può portare moltissimi benefici non solo a livello fisico, ma anche mentale.

Cosa significa avere una “corretta alimentazione”?
Significa assumere una determinata quantità di alimenti caratterizzati da proprietà benefiche: carboidrati, zuccheri, grassi, vitamine, sali minerali e anche le fibre.


L’importanza delle fibre alimentari


Le fibre alimentari hanno notevoli effetti benefici, tanto che sono parte integrante di qualsiasi regime alimentare bilanciato.

Ma cosa sono le fibre? Sono un insieme di sostanze organiche che l’apparato digerente non riesce ad assimilare e, proprio per questo, regolarizzano l’intestino.

Hanno solitamente origine vegetale, come la frutta, la verdura, cereali integrali e legumi.

Perché sono importanti?

Come abbiamo detto, le fibre alimentari sono importanti perché regolarizzano la funzione intestinale, contrastando stitichezza, emorroidi e diverticoliti. Interferiscono con l’assorbimento dei lipidi e glucidi, risultando un ottimo alleato contro l’obesità, ma sono anche utilissime per controllare la glicemia e il colesterolo.

La loro principale funzione è quella di velocizzare il passaggio intestinale delle sostanze tossiche, che verranno poi espulse. In questo modo si mantiene in equilibrio il pH dell’intestino.


Fibre alimentari e microbioma

Diversi studi hanno dimostrato che una dieta povera di fibre altera la composizione del microbioma intestinale e, quindi, può intaccare il metabolismo stesso. Questo fatto può determinare l’insorgenza di infiammazioni e malattie metaboliche dovute alla scarsa diversità della flora intestinale. L’equilibrio intestinale dipende quindi anche dalle fibre alimentari che ingeriamo tramite una dieta varia ed equilibrata.

Inflammaging

Inflammaging

L’invecchiamento è un processo fisiologico che prima o poi toccherà a tutti. Tale processo varia sicuramente da persona a persona, ed è influenzato da vari fattori, sia esterni, che quindi riprendono il tipo di alimentazione e lo stile di vita e sia interni, riferendoci all’infiammazione.

Biomarker dell’invecchiamento è, come abbiamo detto l’infiammazione. 

Infiammazione ed invecchiamento viaggiano su uno stesso binario, motivo per cui, da questo stretto rapporto l’immunologo Dott. Claudio Franceschi (dell’Università di Bologna) ha coniato il termine INFLAMMAGING (dall’unione di Inflammation + aging).

Un’infiammazione cronica lieve (low grade), persistente (cronica), che non ha sintomi visibili (latente) ma che produce effetti sistemici su tutto l’organismo.

Da molti ricercatori, l’infiammazione è considerata come causa di numerose malattie cronico degenerative

Come l’infiammazione diventa Inflammaging

Si parla di infiammazione acuta, quando, a causa di agenti patogeni esterni o eventi traumatici, il nostro organismo attiva un meccanismo di difesa in modo transitorio. Questo meccanismo però, è di tipo transitorio, ciò vuol dire che una volta sparito il problema, il nostro organismo non subirà alcuna conseguenza da questa infiammazione.

Ci sono però casi in cui lo stato di infiammazione è costante nel tempo, trasformando l’infiammazione in cronica portando ripercussioni a carico dei tessuti con manifestazioni come: prurito, dolore o rossore.

Non ci sono sintomi particolari che facciano parlare di Inflammaging, ma nel tempo può rappresentare un fattore di rischio per patologie croniche, quali ad esempio Alzheimer, patologie cardio-vascolari, diabete di tipo II, e non si esclude il cancro.

E’ importante notare che, con l’avanzare dell’età, la capacità di risolvere l’infiammazione diminuisce.

Che ruolo riveste il microbiota nell’Inflammaging 

Il microbiota intestinale riveste un ruolo molto importante nell’ambito dell’Inflammaging.

Questo perché una disbiosi intestinale non correttamente gestita potrebbe contribuire sia a indurre l’Inflammaging, sia a mantenerlo.

Fenomeno che si presenta a causa di vari fattori, come una variazione nello stile di vita, un cambio di alimentazione o l’assunzione di determinati farmaci.

Disbiosi intestinali e problematiche 

Gli squilibri causano variazioni nei livelli di acidi grassi a catena corta, prodotti dal microbiota. 

Le disbiosi potrebbero causare la degenerazione del sistema nervoso enterico, alterazioni del transito intestinale, ed un aumento della permeabilità intestinale. 

Il ruolo dell’alimentazione  

L’alimentazione gioca un ruolo molto importante. Parliamo degli Omega3 e Omega6.

Questi acidi grassi essenziali sono molecole che il nostro corpo deve necessariamente assumere dall’esterno in quanto non in grado di sintetizzarle, è quindi necessario introdurli o attraverso l’alimentazione o attraverso integratori specifici.

Inflammaging e patologie 

L’infiammazione riveste un ruolo molto importante nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, come ad esempio l’aterosclerosi, e nella neuroinfiammazione, come per l’Alzheimer.

 Ma non solo: l’inflammaging è alla base anche delle patologie cronico-degenerative osteoarticolari e neoplastiche.

microbiota orale

Microbiota orale

Si sa, la parte del corpo che ospita più microrganismi e batteri è la bocca. Ecco perché studiare il microbiota orale è particolarmente complesso.

Ciò che stupisce è che il microbiota orale ha una caratteristica del tutto unica rispetto agli altri, che contribuisce in modo determinante ad influenzare la salute orale di ognuno di noi.


Cos’è il microbiota orale? 

Il microbiota orale è l’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi nella cavità orale. Costituito principalmente da batteri, questo ecosistema così complesso è costituito da ben 700 specie diverse di microrganismi.

Abbiamo anticipato che vi è una caratteristica unica, e la particolarità sta nel fatto che i batteri hanno la capacità di aggregarsi tra loro aderendo alla superficie dei denti grazie alle proteine salivari. Da questa aggregazione ha origine un biofilm, che costituisce la placca dentale che, calcificandosi può portare alla formazione del tartaro.

Se un soggetto è sano e ha una buona igiene dentale e orale, nell’ecosistema orale si stabilisce un equilibrio tra le specie batteriche presenti ed i sistemi di difesa dell’organismo. Se invece ci troviamo davanti ad un soggetto non sano, l’equilibrio del microbiota orale viene meno e questo squilibrio determina l’origine delle patologie del cavo orale.


A cosa serve il microbiota orale?

Possiamo dire che il microbiota orale svolge una funzione di protezione nel nostro organismo e, specialmente, nella salute orale. Questo è fondamentale perché la composizione della flora batterica orale è responsabile di come reagiamo a infezioni, patologie e malattie.

Da queste considerazioni si comprende immediatamente che studiare approfonditamente il ruolo e la composizione del microbiota orale consentirà ai dentisti e agli odontoiatri di valutare lo stato di salute di ogni paziente. Un’analisi del microbioma orale consente, infatti, di verificare la presenza e la gravità di eventuali malattie parodontali e quindi, garantire cure più tempestive, precise e calibrate.

Quando ci si trova in uno stato di disbiosi orale, i batteri patogeni presenti nel cavo orale possono provocare la diffusione di virus e l’insorgenza di carie dentali, malattie parodontali e altre infezioni. Alcune possono essere prevenute con facilità grazie ad una corretta igiene orale, altri invece possono protrarsi più avanti nel tempo, come carie dentali, gengiviti, afte e herpes labiali. 

microbiota gastrico

Il microbiota gastrico, cos’è?

Abbiamo parlato più volte del microbiota intestinale e del ruolo che esso svolge nel mantenere in salute il nostro organismo. Vogliamo ora parlare dell’importanza del microbiota gastrico e della sua funzione.


Così come lo stato di disbiosi intestinale può essere pericoloso per la nostra salute, allo stesso modo è fondamentale mantenere un equilibrio eubiotico nel tratto gastrico.


Il microbiota gastrico, cos’è?


Per microbiota si intende la popolazione di tutti i microrganismi che popolano un determinato ambiente, in un determinato momento. Dunque, per microbiota gastrico si intende l’insieme dei microrganismi che popolano il tratto gastrico.


Lo stomaco è abitato da diverse specie microbiche e, quando ci si trova in uno stato di disbiosi, il ruolo di queste specie può essere collegato all’insorgenza di patologie gastrointestinali, tra cui malattie infiammatorie o gravi patologie dell’apparato digerente.


Contrariamente a quanto si pensasse anni fa, lo stomaco non è un ambiente sterile. Solo quando, nel 1983, è stato scoperto l’Helicobacter Pylori, gli scienziati si sono resi conto che i batteri popolano anche il nostro stomaco. 


Qual è la differenza con il microbiota intestinale?


Il microbiota gastrico, rispetto a quello intestinale, presenta una minore concentrazione di microrganismi e una diversificazione minore di batteri.


A causa del basso pH (circa 1.4) l’ambiente gastrico è particolarmente difficile da colonizzare e per questo motivo la carica microbica è molto più bassa rispetto al colon e al piccolo intestino.


Possiamo dire che la differenza sostanziale tra il microbiota gastrico e quello intestinale è questa. Infatti, anche qui lo stato di disbiosi gioca un ruolo chiave nell’insorgenza di malattie e patologie.  


Patologie

La distruzione del microbiota gastrico è uno dei trigger di diverse malattie dell’apparato digerente. Ad esempio, nel caso di atrofia gastrica, la barriera acida dello stomaco diminuisce e ciò permette che molti microbi (diversi rispetto a quelli solitamente presenti nel tratto gastrico) intacchino l’organo e il suo funzionamento.


Diversi studi sottolineano che è proprio lo stato di disbiosi a creare la situazione ottimale affinché batteri nocivi determinino un danno istologico, portando anche all’insorgere di patologie come la metaplasia e l’atrofia gastrica.


Ecco quindi che diventa sempre più evidente il possibile ruolo del microbiota gastrico.

microbioma e invecchiamento

Correlazione tra microbioma e invecchiamento, qualche informazione in più


Esiste una correlazione tra microbioma e invecchiamento?


Diversi studi, svolti da ricercatori di tutto il mondo, dimostrano che la composizione del microbioma è un indicatore dell’invecchiamento.


Dopo aver analizzato un totale di più di 9mila campioni, gli studiosi hanno concluso che l’analisi del microbioma intestinale, orale e della pelle aiuta a predire l’età del soggetto sottoposto all’esame. Ciò significa che il microbioma gioca un ruolo importante nell’accelerare o frenare i processi di invecchiamento, ma anche nella sensibilità a malattie connesse a questo processo.


Dunque sì, c’è una correlazione tra composizione del microbioma e invecchiamento, prestazioni cognitive, fragilità e comorbilità.


Gli studi svolti


Prima di entrare nel vivo della questione, è bene ricordare cosa sia propriamente il microbioma umano e quale sia la sua evoluzione all’interno del nostro organismo.


Per microbioma si intende propriamente l’insieme del materiale genetico della popolazione di microbi (denominata microbiota) che vivono nel nostro organismo e sulla sua superficie.


Così come ognuno di noi vive diversi cambiamenti nell’arco della propria vita, anche il microbioma cambia insieme a noi, modificandosi, evolvendosi e, eventualmente, anche deteriorandosi. 


Durante i primi tre anni di vita il microbioma cambia rapidamente, per poi vedere un periodo di stabilità durante la fase dell’età adulta, ad eccezioni di particolari condizioni di disbiosi. Quando si invecchia, l’intestino vive un’inversione del rapporto tra alcuni batteri: aumentano le specie di batteri che producono butirrato (una molecola che regola le infiammazioni), così come aumentano i livelli di Akkermansia Muciniphila (un batterio che altera la barriera intestinale), mentre diminuiscono i bifidobatteri (microbi alleati della salute).


Si nota subito, quindi, come i processi di invecchiamento vengano notevolmente influenzati dalla composizione del microbioma, tanto che fenomeni spiacevoli tipici dell’età anziana, come la degenerazione del sistema nervoso, alterazione della motilità intestinale, riduzione della barriera intestinale, ma anche osteoporosi, diabete malattie cardiovascolari, demenze e tumori siano causate dall’alterazione del microbiota.


L’intestino custodisce i segni della longevità.


La longevità è un tratto complesso in cui giocano un ruolo chiave la genetica, l’ambiente e il caso. Influenzando molteplici aspetti della fisiologia umana, come il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico, il microbiota intestinale può rappresentare un tassello importante nel definire come e quanto un essere umano può invecchiare mantenendosi in buona salute” afferma Elena Biagi, ricercatrice UniBo.


Analizzando il microbiota di gruppi di soggetti con età differenti (tra i 20 e i 50 anni, tra i 65 ed i 75 anni, tra i 99 ed i 104 anni, tra i 105 e 110 anni), è emersa l’esistenza di quella che viene denominata come “porzione fissa” dell’ecosistema intestinale, composta da microrganismi associati allo stato di salute e produttrici di molecole utili al nostro organismo.


Con l’avanzare dell’età la quantità complessiva di questi particolari microrganismi “buoni” diminuisce, cosa che non accade quando si prende in considerazione l’organismo degli individui longevi ed estremamente longevi.


Cosa ancora più particolare è il fatto che il microbiota intestinale dei centenari mostri i segni di una proliferazione di microrganismi antinfiammatori, immunomodulanti e promotori della salute dell’intestino. È questo un sintomo del fatto che il nostro ecosistema si adatta ai cambiamenti fisiologici che avvengono con l’avanzare dell’età, potendo quindi mantenere uno stato di salute anche in età molto avanzata.


Cosa influenza il microbiota intestinale negli anziani?


Ci sono diversi fattori che possono influenzare la composizione del microbiota intestinale, tra queste troviamo fattori genetici, come la razza di appartenenza dell’individuo, ma anche fattori legati alle abitudini quotidiane, come fumare e fare uso di droghe, ma l’avere una vita poco attiva, una dieta sbagliata e non equilibrata.


Vogliamo soffermarci proprio su quest’ultimo fattore: è ormai dimostrato il legame che intercorre tra la composizione del microbiota intestinale e una dieta sana e diversificata. Avere una dieta monotona e poco diversificata è legata ad una diminuzione della diversità del microbiota intestinale, che porta ad una maggiore fragilità dell’organismo, all’aumento dei marcatori infiammatori fino a evidenziare parametri di salute ormai compromessi.


Conclusione: c’è una correlazione tra microbioma e invecchiamento


Questi studi aprono la strada a nuove ricerche sul ruolo del microbioma nell’accelerare o nel frenare il processo di invecchiamento. Appare chiaro che riuscire a modulare il microbiota intestinale potrebbe aiutare a facilitare il processo di invecchiamento fisiologico e non patologico.

allergie e microbioma

Allergie e microbioma, c’è un legame?

Sempre più studiosi si interrogano se vi sia un legame tra allergie e microbioma.

È ormai risaputo che la flora batterica intestinale influenza diverse funzioni dell’organismo, anche quelle che sembrano apparentemente indipendenti.
Tra di esse vi è anche il sistema immunitario, che viene influenzato dalla condizione di eubiosi e disbiosi del microbiota intestinale.


Risulta sempre più ovvio, quindi, che anche lo sviluppo di patologie allergiche sia strettamente collegato alla funzione del microbiota.

Allergie e microbioma


Al giorno d’oggi non sono ancora certe le cause scatenanti le allergie: fattori genetici, predisposizione personale, agenti esterni come inquinamento o alimentazione.

La teoria che ha più preso piede tra gli studiosi è la cosiddetta “teoria dell’igiene”, secondo cui alla base dello sviluppo allergico c’è la ridotta esposizione dell’organismo ad agenti infettivi.


Crescendo per i primi anni di vita in un ambiente sterile, i bambini non vengono a contatto con bacilli e, nel momento in cui vi entrano in contatto, il sistema immunitario non è preparato. Questo fattore può portare ad una maggiore insorgenza di allergie, proprio perché l’organismo non è in grado di combatterle.


Questa teoria, basata su evidenze sperimentali, porta a ipotizzare che ripristinando una flora intestinale adeguata si possa prevenire la reazione allergica o ridurne l’intensità.


Cosa sono le allergie?


L’allergia è un semplice meccanismo di difesa del nostro organismo.

Nel momento in cui entriamo a contatto con elementi di cui siamo allergici, il nostro corpo li riconosce come nocivi per la nostra salute e cerca di eliminarli in tutti i modi.

Le allergie sono di fatto una reazione eccessiva del nostro sistema immunitario verso sostanze che sono in realtà innocue.


Allergie infantili


Negli ultimi decenni si nota in ambito medico, un aumento dei casi di asma infantile, come mai?


Diversi studi hanno dimostrato che i neonati a rischio di asma infantile presentano squilibri particolari del microbiota intestinale e livelli più alti di un determinato metabolita.

Le ricerche suggeriscono che la composizione batterica giochi un ruolo importante nella sensibilità verso determinati allergeni, eppure le ricerche non sono ancora giunte al dunque. Sembra, infatti, che anche altri prodotti derivati dai microbi contribuiscono ad aumentare il rischio di allergie infantili.


Allergie cutanee


Tra le varie tipologie di allergie, quelle cutanee sono tra quelle più comuni. Una patologia fastidiosa e potenzialmente pericolosa che molti studi stanno cercando di comprendere appieno. Infatti, i meccanismi alla base delle allergie non sono ancora del tutto chiari: ciò che è certo è che la disbiosi intestinale gioca un ruolo chiave in questa tipologia di allergie.


È stato osservato come alcuni soggetti allergici presentino alterazioni della componente batterica intestinale, con conseguente aumento della permeabilità intestinale, dei processi infiammatori e della suscettibilità a dermatiti allergiche da contatto.


Ecco un’ulteriore evidenza a supporto del ruolo del microbiota intestinale nello sviluppo delle allergie: in futuro, tramite la manipolazione della componente batterica, sarà possibile studiare strategie terapeutiche alternative rispetto agli antistaminici.

microbioma intestinale e dissenteria del viaggiatore

Microbiota intestinale e dissenteria del viaggiatore

La dissenteria del viaggiatore ha rovinato le vostre vacanze estive? Conoscere questa patologia è la soluzione migliore per prevenirla e, eventualmente, affrontarla al meglio.


Quando organizziamo un viaggio, scegliamo la meta, cosa portare in valigia, prenotiamo gli alloggi e siamo pronti a partire eppure, non sempre ci rendiamo conto che viaggiare può essere uno stress per il nostro corpo.


Cosa significa? I casi di dissenteria tendono ad aumentare durante l’estate a causa dei cambiamenti climatici, del cambio di alimentazione e delle diverse abitudini quotidiane.


FORTIFICA IL MICROBIOTA


Quando si manifesta la diarrea del viaggiatore? Quando entriamo in contatto con nuovi batteri che alterano il nostro equilibrio intestinale.


Il microbiota intestinale è una potente barriera difensiva contro le infezioni, a patto che ci si trovi in una condizione di Eubiosi. Se il nostro microbiota è “forte” e si trova in equilibrio riesce a contrastare i batteri esterni che assumiamo inconsapevolmente, impedendo quindi il manifestarsi di spiacevoli inconvenienti.


La diarrea è infatti la risposta immediata del nostro organismo che, avendo riscontrato la presenza di batteri nocivi, li elimina il più velocemente possibile.


COME PREVENIRE LA DISSENTERIA DEL VIAGGIATORE?


Esistono piccoli accorgimenti che è possibile prendere in considerazione.


In generale è bene evitare di bere acqua dal rubinetto, scegliete acqua imbottigliata, con cui lavare anche frutta e verdura. Un buon consiglio è quello di evitare il ghiaccio. Questo, infatti potrebbe essere stato realizzato con acqua corrente e portare quindi alcuni batteri nocivi.


Sbucciare la frutta è un altro buon metodo per evitare la dissenteria del viaggiatore, poiché eliminando la buccia si elimineranno sia i batteri che vi si trovano sopra, sia quelli che potrebbero esserci a causa del lavaggio con acqua non di bottiglia.


Evitare gli alimenti crudi, come carne, pesce o uova. Al tempo stesso, se siete delicati di stomaco non mangiate piatti molto speziati o troppo conditi.

Infine, fiumi, laghi, e piscine sono da frequentare solo se siete sicuri che abbiano condizioni igieniche adeguate.


COME COMBATTERLA?


Nonostante tutti questi accorgimenti può capitare, però, di essere colpiti da questa fastidiosa condizione. Come possiamo quindi combatterla?

Innanzitutto, reintegrate i liquidi persi bevendo almeno due litri di acqua al giorno, ancora meglio se avete a disposizione Sali Minerali da aggiungere all’acqua.

Fate attenzione alla vostra alimentazione, ciò significa scegliere cibi leggeri senza condimenti. Ad esempio evitate insaccati, latticini, fritti e grassi. Scegliete piatti cotti alla griglia, in padella o al vapore e optate per riso, pane, tuberi e pesci e carni magre ben cotte.  

Inoltre, una parola chiave è: reintegrazione probiotica.

microbioma intestinale e alimentazione

Microbioma intestinale e alimentazione

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di microbioma intestinale e alimentazione, ma poco si sa di questa correlazione così importante per il nostro organismo.


Non tutti, infatti, sanno che il microbioma intestinale gioca un ruolo fondamentale nel combattere malattie intestinali croniche e disturbi dell’apparato digestivo.


Gli ultimi studi in campo medico, hanno dimostrato che prendersi cura della propria alimentazione quotidiana, influenza positivamente la composizione del microbioma intestinale.


Cos’è il microbioma intestinale?


Prima di tutto, è bene capire cos’è il microbioma intestinale e conoscere quale ruolo svolge.


La sua funzione è così importante per il nostro benessere, che viene a tutti gli effetti considerato un vero e proprio organo, dato che può potenziare il nostro sistema immunitario, ridurre le infiammazioni in corso e contribuire a preservare la salute dell’intestino.


Cos’è di fatto?


È una vera e propria comunità microbica del tratto enterico, costituita da batteri, lieviti e parassiti. Quando questi elementi si trovano in uno stato di equilibrio, ci troviamo in una condizione di eubiosi, cioè di benessere generale dell’ecosistema intestinale.


Questa tipologia particolare di microbioma svolge funzioni importanti per l’organismo: di tipo metabolico (cioè sintetizza le sostanze nutritive), di tipo enzimico, di protezione e stimolo del sistema immunitario.


Relazione tra microbioma e alimentazione


Lo stato di benessere psicofisico, si sa, può essere influenzato dall’alimentazione. Piccole variazioni giornaliere possono influenzare temporaneamente il nostro organismo, mentre una dieta sbagliata può portare a conseguenze più gravi, come anticipare l’insorgenza di patologie particolari o portare ad una disbiosi cronica.


Per questo motivo vengono svolti molti studi per analizzare le diverse composizioni del microbioma intestinale e poter quindi intervenire nell’insorgenza di malattie come l’obesità, la celiachia e alcuni tipi di dermatiti.


L’alimentazione corretta


Ecco dunque che la domanda sorge spontanea: qual è l’alimentazione corretta?


Sulla base di diversi studi condotti su volontari, i ricercatori sono oggi in grado di dare delle linee guida importanti per mantenere in salute il microbioma intestinale. Una dieta ricca di cereali (meglio se integrali), legumi, pesce e frutta secca è preferibile ad un’alimentazione ricca di carne. L’assunzione di questi alimenti è infatti collegata a una ridotta presenza di batteri aerobici, che sono parzialmente dannosi per la salute, e hanno una concentrazione minore di molecole “pro-infiammatorie”.


La dieta occidentale, ricca di carne, piatti pronti e zuccheri raffinati è altamente sconsigliata perché affatica l’apparato digerente. Associare ad un’alimentazione sana il consumo di frutta e verdura è la scelta migliore, dato che questi due elementi prevengono l’insorgere di malattie infiammatorie intestinali e di patologie associate al diabete.